Come ho vissuto e coordinato l’evento per i 45 anni Il Crotonese
Ci sono progetti che si gestiscono con metodo.E poi ci sono progetti che ti attraversano.
I 45 anni de Il Crotonese, per me, sono stati questo: un attraversamento. Professionale, certo. Ma anche umano. Quando mi è stato affidato il coordinamento dell’anniversario, ho sentito subito che non si trattava di organizzare una celebrazione. Non era una ricorrenza da inserire in agenda, né una serata da costruire intorno a un palco. Era qualcosa di più delicato. Più profondo.Il Crotonese non è soltanto un giornale. È una voce che ha accompagnato generazioni. È un archivio di storie, di tensioni, di speranze. È un pezzo di identità collettiva.
E quando lavori con l’identità di un territorio, non puoi permetterti superficialità.
La prima fase non è stata operativa. È stata silenziosa. Ho ascoltato. Ho osservato. Ho cercato di comprendere quale fosse oggi il senso di quei quarantacinque anni. Perché celebrare il passato ha valore solo se riesci a trasformarlo in visione.Il mio lavoro è stato tenere insieme i fili. Fili istituzionali, fili aziendali, fili emotivi. Relazioni che esistevano già e relazioni nuove da costruire con delicatezza. Ogni interlocutore aveva un punto di vista, una sensibilità, un’aspettativa. Il mio compito era creare armonia senza forzare nulla.
C’è un momento, mentre lavori a un progetto complesso, in cui capisci che non stai solo coordinando attività. Stai custodendo equilibri. E questo richiede lucidità, ma anche rispetto.Ricordo una sera, durante la preparazione, in cui mi sono fermata un attimo. Mi sono chiesta: “Cosa deve restare davvero dopo questa celebrazione?”. Non volevo un evento perfetto. Volevo un evento autentico.
Volevo che chi partecipasse sentisse di essere parte di una storia, non spettatore di una commemorazione. È stata forse la parte più intensa: trasformare un anniversario in uno spazio di connessione. Fare in modo che le imprese coinvolte non fossero semplici sponsor, ma protagoniste di un racconto condiviso. Che le istituzioni non intervenissero per formalità, ma per riconoscere un valore reale. Che i giovani percepissero che quella storia riguarda anche loro.
Il giorno dell’evento non ho provato solo tensione. Ho provato gratitudine. Perché quando un progetto è stato costruito con coerenza, con visione e con attenzione ai dettagli invisibili, tutto scorre. Non c’è bisogno di forzare.Quello che mi ha colpito di più non è stato l’applauso finale, ma gli sguardi. Le conversazioni nate dopo. La sensazione che qualcosa si fosse mosso. Che quell’anniversario non fosse un punto fermo, ma un nuovo inizio. E forse è questo il senso più profondo del mio lavoro.
Non organizzo eventi. Progetto percorsi.
Non cerco visibilità. Costruisco posizionamento.
Non metto insieme persone per un giorno. Creo connessioni che devono durare.
Il marketing strategico, per me, non è promozione. È visione. È responsabilità. È capacità di leggere un contesto e accompagnarlo verso un livello più maturo.
I 45 anni de Il Crotonese sono stati la dimostrazione concreta di ciò in cui credo: quando strategia, organizzazione e sensibilità camminano insieme, un evento smette di essere un evento. Diventa memoria viva. E soprattutto, diventa futuro.
A presto
Viviana


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